Biografia e Visione

Chi sono

Nato a Viterbo 1959 all’eta’ di quattro anni la famiglia emigrò negli USA a Chicago . Appassionato di arte desiderava diventare un illustratore medico . Studio’ arte e pittura per poi prendersi anche un dottorato in Chiropratica a Lombard nell’ Illinois.

Tornò nel 1987 in Italia per portare la professione di Chiropratica a Viterbo, mantenendo sia la passione per il disegno , la pittura e la storia dell’arte. Trascorse un periodo lavorativo di un anno in Australia per ritornare a Viterbo. E’ il vice presidente dell’Associazione Terre Rare creata per promuovere nella Tuscia l’arte e gli artisti locali.

Formazione

Liceo Vocazionale Arte Grafica, Chicago , USA

College of Du Page , Glen Ellyn Ill USA 1978-1980

Advertising, Design and Illustration – Direttore Peter D. Bagnuolo, Professor

American Academy of Art Chicago, Ill. USA 1980- 1982

Disegno e Pittura accademica

Acquarelli , pastelli , arte figurativa – Direttore Irving Shapiro

La Mia Storia

Stavo accanto a mio padre mentre dipingeva e, in un attimo, vidi vicino al suo cavalletto una bottiglia verde, pensando che contenesse acqua. Alla sua insaputa la presi e mi ci attaccai per berne, ma ebbi uno shock tremendo, sia per l’odore sia per il sapore violento del liquido… era trementina.

Mio padre mi vide con la coda dell’occhio, afferrò quella bottiglia e mi costrinse a sputare via quel veleno. Grazie a Dio il danno di quel poco che riuscii ad ingoiare fu limitato, ma quell’episodio lasciò un’impronta indelebile in me attraverso gli odori dei colori, della trementina e dell’olio di lino. First time Impression , tradotto “ L’Impronta della Prima Volta”

Avevo quattro anni e le conseguenze di questa esperienza le porto con me tutt’oggi. Amo i colori a olio, la trementina e l’olio di lino. Amo dipingere, amo essere un artista. Grazie, papà.

Emigrammo negli Stati Uniti, a Chicago, proprio a Little Italy. Il Vietnam, le segregazioni razziali, le marce dei neri nei nostri quartieri bianchi, i Beatles nel 1966. Si giocava per strada, non esistevano i telefoni cellulari.

Per il mio compleanno i miei mi regalarono un set di colori a cera, il più grande sul mercato: se mi ricordo ben sessantaquattro  colori. Non potevo ricevere un regalo più appagante; mi perdevo nell’usarli e ricordo ancora il “colore rame” — come avevano fatto a crearlo? E guai a chi me li toccava.

Sempre a disegnare: colori, colori, musei, libri, interessi e domande. Entrai in High School sempre con il desiderio di creare. Sport, scuola, andava tutto bene, ma la mia vera essenza era creare, disegnare, colorare.

Entrai al college per diventare un artista e in seguito venni accettato alla prestigiosa American Academy of Art di Chicago. Ero appassionato di disegno anatomico, affascinato dal corpo e dalla persona. Decisi di laurearmi prendendo anche un Dottorato in Chiropratica, continuando però a considerarmi un artista. Appena laureato mi ero promesso di tornare a Parigi, per vedere I luoghi dove i maestri del Novecento creavano, anche se ormai era tutto cambiato… In seguito andai anche a Roma e mi fu proposto di collaborare in un prestigioso Studio di Chiropratica nel centro della città. Volevo vedere come andavano le cose e desideravo rimanere in Europa, continuando sempre a disegnare e a cercare artisti.

Dopo un anno mi trovai sposato con mia moglie splendida e con una figlia in arrivo. Poi i figli diventarono due, poi tre… Ero diventato marito e padre, dovevo affrontare le mie responsabilità. Il mondo dell’arte doveva essere messo in pausa; continuavo a disegnare e dipingere, ma sempre meno, sopraffatto da crescenti responsabilità.

Mi mancava l’odore dei colori, della trementina, dell’olio di lino. Mi mancava la sensazione del carboncino tra le dita per ore. Mi mancava cancellare e ridisegnare. Mi mancava osservare profondamente la modella, il volto, la natura, e ascoltare l’artista dentro di me.

Avevo una famiglia, un’ottima reputazione come professionista e come persona, ma arrivò il momento in cui dissi basta. Torno da dove sono partito. Ripresi , intensamente, per tre duri anni, ad allenare la mano nel disegno (che non avevo mai perso), a dipingere, a copiare i maestri, risuscitando tutti gli insegnamenti e le tecniche imparate nelle scuole e nell’Accademia.

Ma era arrivata anche l’ora di esprimere me stesso, l’artista in me così influenzato dagli impressionisti, dagli espressionisti, dall’Art Déco e dall’Art Nouveau, dalla magia del Novecento. Era ora di lasciare andare la mano, di metter a riposo  l’accademia, era ora di camminare o volare  da solo. Il grande maestro Italiano  Sandro Trotti mi disse: “Non puoi forzare delle tecniche su alcuni temperamenti”. Mi liberò dall’accademia e dalla ricerca della perfezione inesistente.

Confessai al maestro Trotti che, nel periodo trascorso come affermato professionista e considerando il mio forte temperamento, non potevo né volevo — con tutto il rispetto — dipingere da obbista; non sarei mai diventato un pittore della domenica, era contro natura per me. E lui mi rispose: “L’arte è un’amante gelosa che non tollera il tradimento”.

Mi aveva toccato nel profondo dell’anima; sapevo che il mio desiderio era puro. Non potevo vivere l’arte a distanza, a piccole dosi. O tutto o niente.